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martedì 25 marzo 2008

Una vittoria politica delle minoranze

L’argomento più atteso del Consiglio comunale del 19 Marzo, riguardava il ruolo del Presidente del Consiglio, argomento proposto da due ordini del giorno, simili nelle premesse ma diversi nelle conclusioni: l’uno era stato presentato da “Per Lissone oggi” e chiedeva le dimissioni del Presidente mentre e l’altro, del PD e del Listone, chiedeva invece alla Presidente di astenersi dalle votazioni degli argomenti consiliari, come segno della imparzialità nello svolgimento del ruolo di garante di tutti i Consiglieri.

Una volta accettata la proposta di discutere congiuntamente i due ordini del giorno, l’assise consiliare è stata presieduta dal Vice Presidente di maggioranza, Marco Fossati di AN.
Il cronista è rimasto esterrefatto dall’incapacità morale e dall’incompetenza che lo stesso ha mostrato, soprattutto riguardo la proposta di votare a scrutinio segreto i due ordini del giorno.
Credo che la sedia di Presidenza non gli sia mai scottata così tanto come quella sera, allorchè i partiti di maggioranza sono venuti allo scoperto nelle loro divisioni interne su una modalità di voto che avrebbe comportato rischi di “franchi tiratori” oppure che  avrebbe evidenziato la compattezza politica di FI, Lega Nord, AN e UDC.

Il ruolo di Vice Presidente di Marco Fossati è il prodotto partitico di una spartizione che aveva escluso Fabio Meroni, il quale non ha mancato di sottolineare che la sua non-elezione alla vice presidenza sarà da mettere in conto a qualcuno. Questo la dice lunga sul metodo che questa maggioranza utilizza nelle scelte delle persone per ricoprire cariche istituzionali, posti in Consigli di amministrazione a partecipazione pubblica ecc.: è il metodo della “spartizione del bottino” e del potere che, ahimé!, non esclude i Piani Integrati di Intervento (PII).

A meno di un anno dalla campagna elettorale, le promesse fatte della maggioranza di governare per il bene della città, dell’interesse dei cittadini, della politica come servizio al bene pubblico è un ricordo  lontano, sbiadito, scolorito e tradito. La logica di ieri, di oggi e di domani è solo quella della spartizione dei poteri e degli interessi nel governo della città.

Ma torniamo alla cronaca. Nel momento “critico” in cui il buon Marco Fossati portava la croce di Presidente dell’assise, il cireneo Fabio Meroni ha affermato chiaramente che il Consiglio è sovrano nel decidere la forma di votazione, palese o segreta, al di là di tutti i pareri e le interpretazioni normative.
Il capogruppo della Lega Nord, da noi definito “l’imperatore”, non ha giocato solo il ruolo del "cireneo" ma  anche quello del “REGISTA” che assegna le parti e impone regole non scritte a tutti i consiglieri della maggioranza; in realtà a “quasi tutti” perché qualche personaggio di matrice liberale e di “spiccata virtù” in materia di leggi se ne è andato dissentendo.
La regia ha funzionato perché ha fatto emergere certi “mal di pancia” all’interno del gruppo consiliare di FI che si agitava per richiamare all’ordine del voto palese, mentre la Lega era compatta per il voto segreto; AN e UDC seguivano inebetiti ma allineati al voto palese.

L’evidente malessere politico provocato dalla “regia meroniana” ha portato a ben quattro votazioni per alzata  di mano: tre votazioni sono state annullate per vizi di forma e per la confusione in aula, dato che alcuni membri di FI nemmeno sapevano di essere in votazione e addirittura voltavano le spalle alla Presidenza, discutendo e minacciando il loro capogruppo Giorgio Mussi che aveva osato alzare la mano. Ci andava di mezzo l’ordine di scuderia per delle mani alzate inopportunamente.
Finalmente alla quarta votazione è stata approvata la mozione d’ordine del voto segreto.
A questo punto Ruggero Sala ha ritirato il suo ordine del giorno ed è rimasto quello del PD e del Listone, sul quale si è votato e il cui risultato era, naturalmente, scontato: respinto.

Le minoranze hanno vissuto questa prima parte del Consiglio come una vittoria politica, e non una vittoria di “Pirro”, per due buone ragioni.
- L'aver ritirato l’ordine del giorno che richiedeva le dimissioni della Presidente è stata una mossa strategica perché ha lasciato dubbi e mal di pancia in tutta la maggioranza. Non c’è stata quindi la possibilità di uscire da una situazione che perdura da tempo e che non si risolverà facilmente se non a condizioni di resa dei conti, e su questo il “regista Meroni”, attualmente lanciato dal suo partito per una poltrona a Montecitorio, saprà tirar fuori dalle sue machiavelliche capacità un’altra sorpresa “politica”; noi, nel frattempo, restiamo in attesa.
- La seconda ragione sta nel fatto che è bastato lanciare un sassolino nello stagno della maggioranza per assistere ad una grande agitazione politica di una compagine eterogenea, composta da personaggi attratti e coesi solo in forza di interessi partitici e di  spartizioni del bottino edilizio che sta facendo crescere Lissone obesa e ammalata di cemento.

Cari lettori, prestate attenzione alle prossime “mosse edilizie” tra un fantomatico Piano di Governo del Territorio (PGT) e alcuni importanti Piani di Intervento Integrati  (PII).
Il gioco di questa maggioranza sta tutto qui perché non ha una visione della città che vada oltre i metri cubi e quando si tratta di espansione edilizia selvaggia, le ragioni della vivibilità, le esigenze sociali e le aspettative dei nostri figli vengono sommerse dalle colate di cemento.

 
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