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lunedì 18 febbraio 2008

Il Consiglio comunale: a cosa serve??

Il cronista si chiede a che cosa serva il Consiglio Comunale, in particolare quello di Lissone; e questa non è una domanda retorica né un esercizio di teorie interpretative di disposizioni e di norme che definiscono finalità e contenuti dell’assise politica di una città.
La domanda nasce dall’esperienza di otto mesi durante i quali i seggi del Consiglio sono occupati per elezione dei cittadini e nasce dalla pratica di ore serali e notturne spese in forza della convinzione dell’importanza politica di questa Istituzione e dalla delusione nel constatare che tale importanza sta solo scritta nelle leggi ma disattesa nelle decisioni.

La risposta è per i cittadini i quali possano rendersi conto, una volta di più se ce ne fosse bisogno, che la politica “giocata” in Consiglio non rappresenta né il loro voto-fiducia né l’interesse della città, ma è un teatro in cui si mettono in scena gli atti di una commedia che, di volta in volta, si colora di farsa o di tragedia.
Non me ne vogliano i Consiglieri tutti - per i quali c’è rispetto come persone - di questa affermazione, ma è bene dirsi la verità, è opportuno dare il giusto nome alle cose senza nascondersi dietro sbandieramenti di democraticità, di dialettica tra maggioranza e minoranza, di ruoli rappresentativi di partiti o di liste civiche.
Ad avvalorare queste affermazioni, due episodi significativi dell’ultimo Consiglio, dopo quello del 1°  Febbraio, sospeso per incapacità di gestione dello stesso.

Primo episodio
Il Presidente del Consiglio ha letto una dichiarazione nella quale, riprovando la sospensione citata, ha invitato tutti i Consiglieri ad avere rispetto del proprio ruolo e a svolgerlo nell’interesse comune, senza prevaricazioni ma nel rispetto reciproco, nell’osservanza delle regole di funzionamento e secondo i diversi orientamenti politici.
Dichiarazione pienamente condivisibile, ma successivamente smentita nei fatti dal primo Cittadino.
Infatti il Sindaco si è esibito, ancora una volta, in insulti irripetibili nei confronti di un consigliere di minoranza che ha chiesto spiegazioni circa la variante alla costruzione di edifici dell’area Mussi, Bianchi e Fossati, spiegazioni sul significato di “variante essenziale”.
Ma questa richiesta era successiva a quella di ulteriori spiegazioni circa l’incarico affidato ad una ditta lissonese per la gestione del bar del Comune, gestione che, documenti alla mano, ha dell’illegittimo e che Assessore e Dirigente alla partita ritengono un fatto accidentale e secondario.
Il senso dell’intervento – e qui l’intelligenza politica dovrebbe funzionare anche per il capogruppo della Lega, anche lui trascinato da reazioni incontrollate - era: ma allora la legalità, il rispetto delle norme dove li mettiamo?
Le due richieste sono collegate; se alla minoranza non viene data la possibilità di esercitare il controllo sugli atti amministrativi, perché aggredire? Non si dice che le reazioni aggressive sono sintomo di “insicurezza” o, più banalmente, della cosiddetta “coda di paglia”?
Forse il rispetto delle norme va messo sotto i piedi in certi casi ed in altri no?
E affermare questo infastidisce al punto che lo stesso Sindaco, incomprensibile nei suoi prolissi interventi intercalati da termini di cui si dubita conosca il significato, ha utilizzato termini tipo “rompicoglioni”, più consoni al suo stile che al suo ruolo.
E in questa situazione che cosa fa il Presidente del Consiglio? Cerca di calmarne l’ardore “leghista” come una brava maestra, a mezza voce, ma ben si guarda dal fare un richiamo ufficiale… è imbarazzante, in fondo si tratta pur sempre del Sindaco!!!
E noi consiglieri e voi cittadini siamo così altamente rappresentati!!
Ripeto la domanda: a cosa serve un Consiglio Comunale così? A cosa servirebbe mettere mano al Regolamento, se poi non lo si applica?

Secondo episodio
Approvazione di variante essenziale al Piano attuativo Mussi-Bianchi-Fossati, per intenderci le palazzine in costruzione tra Via S.Agnese, Via Pasubio e Via Cattaneo.
Questo Piano attuativo approvato nel giugno del 2006 e già in fase di edificazione, necessita di modifiche “essenziali”, cioè del cambio di destinazione d’uso del piano terra da abitativo in commerciale, e la monetizzazione di una quota mancante in 121,84 euro al mq.
Tralasciando i dettagli e le spiegazioni tecniche, complesse per chi non è addetto ai lavori, quello che stupisce è il “cambiamento di rotta” che si chiede al Consiglio in ragione di una richiesta del costruttore.
E allora ritorna appropriato l’esempio della nave di cui il cronista ha parlato nella precedente cronaca.
Come si è arrivati a proporre al Consiglio questa variante?
I passaggi potrebbero essere stati questi:
  1. il mercato edilizio si  sta spostando dalla crisi di vendita di appartamenti alla convenienza economica di vendita di negozi
  2. l’Assessore alla partita, dopo attenta valutazione, sottopone alla sua maggioranza la necessità di procedere alle formalità di rito di cui l’ultima è il parere della Commissione edilizia
  3.  si motiva ai Consiglieri l’argomento da approvare come “ammenda” (il senso di riparazione) di non aver, a suo tempo, accolto questa variante proposta dalla minoranza nella precedente legislatura
  4. il risultato di questo iter è un processo “politico” di cui il capogruppo della Lega Nord fa una disanima “cattedratica”, affermando che le valutazioni non sono di mero mercato ma di interesse politico per lo sviluppo della città.

Il cronista rimane allibito dal fatto che si sostengano in Consiglio delle ragioni “politiche” contrabbandate in accondiscendenza agli interessi di mercato.
Si potrà certo addurre ragioni di inesperienza “politica” di tanti nuovi Consiglieri, di procedure certamente legali, di capacità di analisi delle variazioni socio-economiche a cui la maggioranza è attenta  a dare risposte.
Cittadini, attenti però a non prendere come “farina” di qualità la “crusca” di questi ragionamenti politici; si scopre una volta di più che la parola “politica” è una parola magica, nel senso che la si usa a tutto campo, come cacio sui maccheroni.
Sarà questa parolina (“politica”) talmente magica da far sì che l’insediamento di almeno altre 700 persone in quella zona non porterà disagi di traffico, di parcheggi, di mancanza di servizi essenziali?
Allora non si faccia del Consiglio Comunale una istituzione puramente “notarile” che approva ciò che “altrove” viene deciso.

Ritornano delle domande a cui ognuno cerchi delle risposte: a che serve un Consiglio siffatto?
A che serve un Consiglio che dovrebbe dare indirizzi generali dello sviluppo della città, mentre si lascia indirizzare dai vantaggi di mercato?

Finchè si avrà la possibilità di porsi tali domande e di cercare delle risposte “vere”, c’è ancora la speranza che spendere giorni, sere e notti per il futuro di Lissone ne valga la pena.

 
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